Archivio mensile:novembre 2008

Le guide (g)astronomiche dell’ on-site product specialist (3)

Quimper è una piccola cittadina incastrata alla confluenza di due fiumi buttata in un angolo atlantico dell’esagono francese. Come sono finito qui è storia triste lavorativa e non merita nota, ma meritano un accenno, invece, i ristoranti che ho provato per Voi.

  • Café de L’Epée: l’ambiente è carino, a metà strada tra l’antico ristrutturato in chiave moderna e  il fashion restaurant che non perde le sue radici: l’albergo omonimo soprastante pare essere uno dei piu’ antichi della zona. Purtroppo mi fanno sistemare su un trespolo con relativo tavolo alto nonostante ci fossero parecchi tavoli normali liberi e in un angolo decisamente sfigato. Il vino rosso è arrivato fuori frigo (scoprirò poi che  è cosi’ che si fa da queste parti). Ho ordinato un piatto a caso prendendo tra piatti di carne e mi han servito un polpettone semicrudo insaporito con cipolla e mostarda. Mai scelta fu più pesante. Uscito distrutto dal locale ho girato per tutto il centro città (20 minuti) nella speranza di agevolare un inizio di digestione. Fatica inutile: ho finito di processare il cibo sol il giorno dopo per l’ora di pranzo.

    Voto cibo: 3

    Voto bevande: 4
  • Le saint Co: avevo paura. Non giriamoci intorno. Ero rimasto scottato dalla polpetta in ghisa la sera prima e avevo paura. Ho scelto il locale e sono entrato ripetendomi mentalmente il mantra “O quiche o nizzarda, o quiche o nizzarda, o quiche…”, ma come a volte succede quando si è troppo sicuri di se, ho cambiato idea davanti al menu’. C’era una escaloppe con champignon che sembrava innocua e mi ci sono buttato. Questa volta  è andata bene: non mi abituero’ mai alle maledette salsine che mettono su ogni piatto, ma in fondo questo condimento fatto con anonimissimi funghetti (lo champignon d’allevamento è per definizione inutile) si è lasciato mangiare. La porzione generosa di patate al forno di contorno mi hanno bloccato sul nascere ogni velleità di dolce.
    Voto cibo: 7-
  • C’trAdi: unico avventore per tutta la serata mi sono chiesto se il locale non fosse solo una copertura per il riciclo di materiale Ikea caduto dal camion. Non fraintendetemi: il posto è davvero ben arredato unendo in maniera eclettica un arredamento da piccola osteria a sapienti tocchi svedesi e e i due gestori, lei in sala, lui ai fornelli, sono simpatici e di capaci, solo che mentre altrove bene  o male qualcuno ai tavoli ho sempre visto, qui è stato solo deserto. Ho chiesto quella che era descritta come un filetto al porto e qualcos’altro-di-non-ben-definito ed è arrivato un buffo piatto di quella che in maniera ignorante potrei chiamare nouvelle cuisine fortunatamente non ancora abbastanza nouvelle da lasciarmi con la fame: il filetto c’era tutto. C’era anche la crema al porto assieme ad un piccolo bicchiere di… ecco… credo, ma qui le papille gustative potrebbero avermi tratto in inganno, si trattasse di sorbetto alla fragola e cuore di pomodoro. Davvero. E ci stava. Aveva un senso assieme al porto e al filetto bello spesso. Purtroppo anche qui il vino rosso è stato servito appena uscito dal frigo… Buone le due creme catalene finali sia la classica vaniglia che quella Gran Marnier.
    Voto cibo: 7.5
    Voto coraggio: 8.5
    Voto bevande: 4
  • Au vieux Quimper: alla fine anche un carnivoro ogni tanto ha bisogno di carboidrati. Per l’ultima sera ho optato per una creperie tradizionale nel cuore della vecchia Quimper. Da bere, ovviamente, chiedo sidro anche se non mi fa impazzire: lo portano in caraffa e sul tavolo i bicchieri sono coppette in terracotta smaltata. Le crepes salate sono di grano saraceno e la prima è noci e Roquefort: molto buone, ma “scarna”. Ne chiedo un’altra salata che sul menu viene indicata come “La completa”: uova, formaggio, lardo. Questa volta la quantità è azzeccata e mi sento soddisfatto. Come dolce una ottima miele e mandorle (niente grano saraceno questa volta). In complesso molto soddisfacente.
    Voto cibo: 7
    Voto sidro: 5 (anche con le coppette evocative)