Un brusco risveglio.

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Forse la presa di coscienza collettiva è stata un po' brusca, ma meglio tardi che mai: l'Italia è in guerra ormai da parecchi mesi contro un nemico non del tutto identificato a fianco di un alleato borioso e incompetente.
La colpa di questa messa a fuoco distratta credo sia della classe politica, ma in buona parte lo è anche dei media che alla fine delle gloriose operazioni dell'invincibile armata americana ha perso interesse nel film proiettato relegando le azioni di guerriglia alla seconda o terza notizia, quando in realtà sono la parte più difficile da gestire della guerra stessa e la conquista di Baghdad era solo la fine di una fase (neanche troppo determinante) delle operazioni.
Il vuoto di potere creatosi con il crollo del regime ha reso fertile il terreno per quel che resta del governo precedente, bande di malavita organizzata, terrorismo vario ed eventuale che non vedeva l'ora di avere bersagli vicino a casa invece di andarseli a cercare dall'altra parte dell'oceano: a me non sembra nè molto strano nè molto imprevedibile.
Mandare reparti del nostro esercito in quel posto in quelle condizioni vuol dire mandarli in zona di guerra attiva a combattere, non solo a distribuire pane e aspirine. Non sto discutendo dell'opportunità di farlo o meno (per questo c'è già stato il momento), ma del fatto che da queste parti la prima delle due missioni viene sistematicamente messa in secondo piano.
Un risveglio un stranamente brusco per una nazione in guerra in Iraq da sei mesi a questa parte.

1 Comments

Daniele said:

In effetti hai ragione, ammetto che anche io non vedevo la cosa da questo punto di vista, ma se la mettiamo su questo piano, allora eravamo in guerra anche prima di andare la o no?

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